venerdì 25 novembre 2011

Happy Feet 2, la recensione del film

 
In Happy Feet 2 il pinguino Mambo è diventato papà, ma suo figlio Erik non è meno complessato di lui quando aveva la sua età: restìo alla danza, parte alla scoperta di se stesso e del mondo proprio quando i Pinguini Imperatori vengono imprigionati dallo scioglimento dei ghiacci. Sulla strada, in compagnia di papà Mambo, incontrerà tra gli altri il pinguino volante Sven e il buon vecchio esuberante Ramón.
Cinque anni fa il primo Happy Feet conquistò un grande successo al botteghino, assicurandosi persino l'Oscar come miglior film d'animazione. George Miller, più noto come creatore di Mad Max, prosegue la storia riproponendo i tratti distintivi della sua visione personale del cartoon.
Torna qui la chiave fotorealistica delle immagini, sia nel design dei personaggi sia nelle ambientazioni, portata alle estreme conseguenze quando appaiono alcuni umani ripresi in live-action. In contrasto, i pinguini continuano a esibirsi in rivisitazioni di celebri hit pop e non (la migliore è una spiazzante citazione della Tosca pucciniana), e l'inno animalista nell'estetica nasconde al suo interno un'umanizzazione caratteriale potente del suo variegato cast. Che tale contrasto sia il vero punto nevralgico sul quale si danno battaglia detrattori e amanti della saga?

Non cresciuto con la matita in mano, Miller vede forse il mondo di Happy Feet come un'estensione di quel cinema familistico dal vero con animali, da lui portato sullo schermo come produttore prima e regista poi in Babe, maialino coraggioso e Babe va in città.
Lo stile sovraccarico del film è di certo più affine all'entusiasmo in performance capture dello Spielberg di Tintin o del Zemeckis di A Christmas Carol, piuttosto che alla tradizione di rivali diretti come Pixar o DreamWorks Animation. Non per niente, regista delle animazioni è Rob Coleman, secondo occhio di Lucas per la nuova trilogia di Star Wars.
Miller agita la cinepresa virtuale inseguendo una spettacolarità da otto volante: ironia della sorte, dopo i discorsi sulle potenzialità sottili del 3D, ancora una volta la stereoscopia convince sul serio in casi come questi, quando si esagera.
Spremendo la fantasia improvvisativa del cast vocale originale all-star (Elijah Wood, Pink, Hank Azaria, Robin Williams, Brad Pitt, Matt Damon, Common), Miller non si fa problemi nel divagare e diluire la vicenda portante con siparietti gigioneschi su cui gli animatori, nei limiti dello stile appunto fotorealistico, non possono però sbizzarrirsi più di tanto.
Lo strano risultato appare quindi non tanto virtuosistico quanto esagitato, complice una versione italiana che tenta di adattare testi inadattabili, nonostante l'impegno encomiabile di Beppe Fiorello, Linus, Nicola Savino, Nathalie, Massimo Lopez, Pierfrancesco Favino e un ottimo Gigi Proietti.
I figli gradiranno i duetti dei krill o si riconosceranno nella facile dolcezza di alcune situazioni, ma gli adulti commossi da Up! rimpiangeranno forse chi si ricorda di parlare anche a loro.

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